Il 15 Novembre 2010 due membri del collettivo artistico Voina, Oleg Vorotnikov e Leonid Nikolaev, sono stati arrestati a Mosca. Koza e il piccolo Kasper rimangono liberi, insieme a diversi altri attivisti di Voina.

Alle 7 di mattina dieci agenti di polizia in borghese hanno fatto irruzione nell’appartamento dove si trovava il gruppo. I poliziotti hanno fatto mettere gli attivisti di faccia a terra, legato loro le mani dietro la schiena e detto a tutti di restare giù poiché avevano il diritto di usare le armi. (La connessione Internet era caduta poche ore prima, probabilmente tagliata dalla polizia.) Tutti coloro che erano nell’appartamento sono poi stati portati alla stazione di polizia Begovaya, compresi degli inquilini che non avevano nulla a che fare con Voina. A Oleg e Leonid, ancora ammanettati, sono state messe buste di plastica sulla testa prima di essere portati via in un furgone bianco ( targa numero 04620, registrato a S. Pietroburgo). Quando Koza ha chiesto dove li stessero portando, il poliziotto incaricato (che chiameremo Omar) ha risposto: “Nel bosco”.

L’appartamento è stato poi perquisito in presenza di testimoni. La perquisizione è stata condotta alla maniera tipica del centro “E”, polizia anti-estremista che ha portato avanti l’operazione. Tra i beni sequestrati c’erano degli oggetti personali e computer portatili appartenenti agli inquilini e a ospiti che non fanno parte di Voina. La polizia ha sequestrato tutti i computer, gli hard driver, i driver USB, le memory card, i cellulari e le carte SIM e ogni foglio su cui erano scritte informazioni. Inoltre hanno sequestrato tutte le carte d’identità e i documenti di Koza, Oleg e Leonid.  Alcuni dei poliziotti si lamentavano dei salari bassi e della possibilità di tenere alcune degli oggetti, come le videocamere, per loro. E’ stata fatta una lista degli oggetti sequestrati, della quale comunque i poliziotti hanno rifiutato di dare una copia a Koza.

Nonostante Koza (madre di Kasper, di un anno e mezzo) non fosse in arresto, la polizia ha sequestrato tutti i suoi documenti, inclusi i puoi passaporti per viaggiare all’interno del Paese e per l’estero.

A causa di questo, Koza e Kasper adesso non possono ricevere cure mediche. Sono anche privati di molte altre cose essenziali che sono impossibili da ottenere in Russia senza una carta d’identità.

La polizia ha poi letto un’ordinanza per l’apertura di un’inchiesta.

L’ordinanza era firmata dal giudice A.N. Morozova della corte distrettuale Dzerzhinsky a San Pietroburgo, con  A. Yu. Borodavkin assegnato come ispettore. L’inchiesta è stata aperta contro un gruppo di persone non identificato per l’articolo 213 paragrafo 1 comma b del codice penale (vandalismo motivato da avversione o ostilità nei confronti di un gruppo sociale.)

L’uomo testimone ha chiesto ai poliziotti di lasciare almeno che Koza avesse almeno un cellulare, per non lasciare lei e il bambino senza alcun mezzo di comunicazione. La polizia ha rifiutato. La donna testimone ha aiutato i poliziotti in tutti i modi possibili, dicendo loro tutto ciò che sapeva sull’appartamento.

Quando la polizia se n’è andata, Koza e il piccolo Kasper sono rimasti nell’appartamento. Prima di andarsene, Omar ha proposto a Koza di fare una chiacchierata con lui per facilitarle la vita, che lei ha rifiutato. Dopo il blitz Koza è riuscita a riprendere alcune delle facce dei poliziotti in un video: http://www.youtube.com/watch?v=JzcmoWmY1Q8 .

La persona in piedi di fronte a Omar che dà le spalle alla videocamera ( che indossa un berretto da baseball e con i baffi)  non è mai salita nell’appartamento e probabilmente era responsabile di tutta l’operazione. La polizia anti-estremismo è arrivata fin da San Pietroburgo precisamente per arrestare Voina.

Koza spiega:

Credo che una nostra vecchia conoscenza ha scoperto quando siamo arrivati a Mosca e ha iniziato a parlarne dappertutto menzionando ogni possibile indirizzo di sua conoscenza. Che lo abbia o meno fatto intenzionalmente, è così che è trapelato dove ci trovassimo. Credo che le rivendicazioni di cui siamo stati accusati da un membro o degli Anti-Fascisti o dei Bolscevichi della Nazione siano intenzionali false informazioni da parte della polizia. I poliziotti diffondono queste false informazioni per generare sfiducia e ostilità tra gruppi di protesta diversi. Noi non dobbiamo cadere in questa provocazione.

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